Immigrati nudi in spiaggia: abbiamo sollevato un caso

Che con quasi 170.000 letture in poco più di 24 ore dalla pubblicazione e 15.000 condivisioni sui social, l’articolo che il Corriere di Ragusa ha dedicato all’indignazione dei residenti di Pozzallo nei confronti dei migranti che facevano il bagno nudi in spiaggia, sotto gli occhi basiti di intere famiglie, sia l’articolo più letto e condiviso nella storia del nostro giornale online, e forse dell’intero giornalismo della provincia, la dice lunga sui tempi in cui viviamo. Roba da tiratura nazionale "di peso". Una notizia che noi abbiamo dato per primi, facendoci portavoce delle legittime richieste e rimostranze della gente (tra cui alcuni nostri fedeli lettori), e poi puntualmente ripresa dagli altri organi di informazione, provinciali e non, a adesso finita all´attenzione del Viminale a Roma, su iniziativa del sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna.

Insomma, abbiamo sollevato un vero e proprio caso a tutela del quieto vivere e della buona educazione, al di là del colore della pelle dei protagonisti di questo increscioso episodio, e quindi ben lungi dal voler entrare in sterili, ed a nostro parere stupide, polemiche tra quanti si accusano reciprocamente di «razzismo» o di «buonismo». Appare però evidente agli occhi del cronista che il tema dell’accoglienza, dell’immigrazione, della capacità d’integrazione, sia oggi centrale non solo nel dibattito nazionale, ma anche nel dibattito locale.

Purtroppo Facebook si dimostra ancora una volta essere la cartina di tornasole della società in cui viviamo, dove i famigerati "leoni da tastiera" si prodigano in insulti di ogni genere, evidentemente frutto avvelenato di una educazione personale carente e di una frustrazione endemica. I profili social di costoro con i commenti "eleganti" sono stati già segnalati alla polizia postale, e contro di loro si agirà legalmente nelle opportune sedi, affinché il confronto e la critica possa un giorno diventare quanto più possibile distesa e costruttiva, e non becera e offensiva.

Andando oltre questo per fortuna sparuto gruppo di soggetti, sarà frutto del bombardamento mediatico in atto, sarà frutto della tensione palpabile che si respira nei centri che ospitano le strutture dedicate all’ospitalità dei migranti, ma nessun argomento riesce a scaldare gli animi come quello dell’accoglienza in questa già torrida estate. E se i botta e risposta tra Governo, Salvini in testa, ed opposizione, soprattutto Pd e sinistra, sono presso che giornalieri, nessuno sta facendo uno sforzo serio di analisi per capire cosa realmente gli italiani pensano e, soprattutto, di cosa realmente hanno paura; né basta sbandierare sondaggi per cercare di interpretare ciò che il «ventre molle» del Paese sta realmente elaborando.

Un’ansia oramai pressante di sicurezza, identificata con il contenimento della "invasione straniera", un anelito di ordine in un Paese che ha fatto del disordine, amministrativo, logistico, culturale, il proprio minimo tratto distintivo; un’ansia che rischia di far passare per «normale» anche un’intolleranza che sta tracimando, assumendo contorni pericolosi, soprattutto se interpretata da intere aree del Paese frustrate da una crisi economica senza precedenti, poco abituate, dopo anni di boom economico ( penso al Triveneto o alla Lombardia, o peggio ancora alla grassa Emilia), a soffrire ed a fare i conti con la disoccupazione e la frustrazione derivante dalla chiusura di un gran numero di piccole e medie imprese.

Non a caso gli episodi di intolleranza si registrano prevalentemente al Nord, laddove la maggiore tolleranza, ma soprattutto la forza dell’abitudine, rende il Sud maggiormente accogliente per le migliaia di migranti che ogni giorno solcano il mediterraneo per approdare in Sicilia, Calabria o nella piccola Lampedusa. Ogni tentativo di analisi sarebbe però monco senza una considerazione dedicata ai migranti, soprattutto a quelli che arrivano in Italia con la speranza dii ottenere asilo perché perseguitati per convinzioni politiche religiose, per guerre interrazziali, o peggio ancora in fuga da Paesi in guerra. L’accoglienza non è un dogma, ma un valore; i valori bisogna custodirli ed alimentarli con cura e con dedizione, mai con menefreghismo.

Ecco perché episodi come quelli di Pozzallo, raccontati nell’articolo, o, peggio ancora, come quelli più tragici e cruenti, riportati in questi giorni dalle cronache nazionali, non devono accadere; e la cura affinchè non accadano deve essere di chi vien ospitato, non certo di chi ospita. Il rispetto delle leggi, delle abitudini, delle consuetudini, ed anche dei canoni educativi e morali, non è solo un dovere di chi accoglie, ma soprattutto di chi viene accolto.

Se in Italia non si sta nudi in spiaggia, non si fa pipì agli angoli, si mangia la pasta, si dà libertà di culto a tutti, non si molestano le donne, ciascuno ha il dovere di rispettare questo mix di obblighi dettati dalla legge, dalla morale e dal senso comune del pudore; perché una società si fonda non solo sul rispetto delle regole, ma anche sul rispetto di condizioni non codificate che spesso hanno addirittura una valenza superiore a quella delle leggi. E questo è il dovere ineludibile di ogni migrante; senza se e senza ma; senza giustificazioni o buonismi di retroguardia; io ho il dovere di ospitarti, tu hai il dovere di rispettare al mia ospitalità. Altrimenti, gli argomenti di chi sostiene l’accoglienza si indeboliranno e quelli di chi la osteggia si rafforzeranno, come sta accadendo in queste ore che vedono i sondaggi registrare un umore intollerante crescente tra gli italiani.

Sembra strano, ma il pallino adesso passa proprio nelle mani dei migranti: più si dimostreranno vicini a chi li accoglie più la bolla di intolleranza si ridurrà; l’alternativa sarà il modello ungherese, o, peggio ancora, quello francese che, al netto della propaganda, è quello delle frontiere chiuse e delle espulsioni seriali, con buona pace di tutti, "leoni da tastiera" compresi.