L´aeroporto di Comiso a rischio chiusura: ora è mobilitazione

Tutti al capezzale del «Pio La Torre». Il bando per l’avviso pubblico per la gestione dell´aeroporto casmeneo ha evidenziato quello che tutti sapevano ma che non osavano dire. Comiso rischia di chiudere se non si trovano i soldi per pagare gli addetti, gli operai, il carburante per i mezzi e tutti gli oneri di gestione dell’aeroporto che assommano ad un milione di euro l’anno. La via d’uscita, seppur temporanea, secondo l’uscente sindaco Filippo Spataro che ha seguito la questione in quanto presidente di Soaco nella qualità di primo cittadino, è stata individuata nell’affido della gestione in attesa che si materializzino i fondi pubblici destinati dallo Stato per il funzionamento ma soprattutto sia efficace il bando per l’istituzione di nuove tratte da e per Comiso grazie ai 7 milioni di euro stanziati da pubblico e privato. Giorgio Cappello, amministratore delegato dal febbraio dello scorso anno, si dibatte tra problemi di gestione ed economia quotidiana dal momento in cui ha preso in mano le sorti del Pio La Torre.

Per il neo sindaco Maria Rita Schembari la patata è più che bollente che mai ed un suo commento parla chiaro. «Dare in affitto lo scalo è un’inquietante decisione che lascia un´ombra di forte preoccupazione in tutti noi. Sono cosciente della estrema gravità della situazione in cui versa l´aeroporto di Comiso, ma purtroppo tutto questo non è emerso durante la campagna elettorale e viene drammaticamente allo scoperto solo all´indomani del voto». Nessuna manovra pre o post elettorale comunque perché la condizione di Comiso è nota da tempo ma non è mai stata affrontata come si deve. Privatizzare è forse l’unica via d’uscita anche perché Comiso in queste condizioni risulta «poco appetibile». Ryanair ha già tagliato qualche tratta per Roma e per Malpensa, che sono tra quelle più redditizie e per la nuova stagione potrebbe tirare del tutto i remi in barca se il bando di gara per le nuove tratte non soddisferà le condizioni poste della low cost irlandese.

Sulla vicenda interviene anche la deputata regionale del M5S Stefania Campo_ «Rivendichiamo, come accade già per la Sardegna – dice la Campo – immediati provvedimenti che riconoscano alla Sicilia le opportunità relative alla cosiddetta «continuità territoriale», quindi strumenti legislativi che abbiano lo scopo di garantire i servizi di trasporto in regioni particolarmente disagiate. In tal modo potremmo riuscire ad investire i 20 milioni già stanziati per l’aeroporto Pio La Torre di Comiso ma che non possono ancora arrivare. Questi fondi potrebbero altresì consentirci di pianificare, ed offrire, tratte di volo con tariffe molto agevolate e, di conseguenza, incentivare e promuovere la crescita del traffico passeggeri, in partenza ed arrivo, del nostro scalo, magari – conclude la Campo – in sinergia con il Fontanarossa di Catania».

L´AVVISO PUBBLICO SUL SITO
Soaco mette sul mercato la gestione dell’aeroporto Pio La Torre. La società di gestione dello scalo comisano pensa alla privatizzazione e ha pubblicato sul sito istituzionale un avviso pubblico per verificare chi è interessato a rilevare la gestione dello scalo. Soaco si appresta a precisare che l’avviso, con scadenza 10 luglio, non costituisce un fatto impegnativo ma solo una indagine per capire se e quanto lo scalo può essere appetibile da parte di soggetti privati e precisa che potrebbe anche non proseguire nella procedura attivata. Non è quindi una gara, ma solo una indagine conoscitiva che tuttavia rivela per la prima volta, almeno ufficialmente, la volontà di privatizzare.

Non è un caso che Soaco sia in difficoltà nella gestione dello scalo nonostante la disponibilità di risorse pubbliche che, tuttavia, non possono sopperire alla insufficienza di voli da e per lo scalo comisano. I passeggeri sono stabilmente attorno a mezzo milione l’anno ,ma il punto di equilibrio è fissato ad almeno un milione. Per raggiungere l’obiettivo servono nuove tratte e nuovi progetti, tra cui il servizio cargo. La speranza è riposta nel bando riguardante le nuove tratte che sono state finanziate con sette milioni e mezzo di euro tra fondi pubblici e privati. Tutto da vedere se basterà per risollevare le sorti di uno scalo che ha bisogno di linfa vitale ma le cui potenzialità e la cui struttura potrebbero essere molto appetibili per i privati in un settore in grande espansione.