Alla scoperta di via Posterla tra Quasimodo e Campailla

Alla scoperta di via Posterla tra Quasimodo e Campailla

Via Posterla è una strada che dalla chiesa di S. Maria di Betlem porta alla rocca del Castello dei Conti di Modica. Siamo nel centro storico di Modica, battuto sempre più spesso dai turisti, ricco di fascino e di autentiche sorprese per chi vuole godere del panorama che volge a Cartellone, quello che fu il vecchio quartiere ebraico. Siamo anche alle spalle del campanile della chiesa di San Pietro, Patrimonio Unesco e gioiello barocco. Curiosa l’eredità di via Posterla perché qui si trova la casa natale del filosofo, medico e letterato Tommaso Campailla, che nel tardo 700’ visse e operò nell’allora Contea, ricercato per il suo metodo di contrasto alla sifilide; pochi passi più avanti, al civico 84, si trova il portone della casa natale di Salvatore Quasimodo, Nobel 1959 per la Letteratura. L’ingresso è sormontato da un balcone reso più scenografico da un pergolato che lo ingentilisce insieme ad un ficus imponente. Varcata la soglia della casa museo, gestita da qualche anno dalla associazione culturale “Proserpina”, si apre il mondo quasimodiano, curato nei dettagli, ove sono custoditi quadri, libri, foto, quadri, mobili che riportano al poeta, che qui nacque e visse i suoi primi 14 mesi della sua vita prima che la famiglia, causa l’alluvione che investì Modica, si trasferisse in quel di Gela. La casa ha 3 grandi ambienti. L’ingresso, lo studio, la zona notte, ma dal 2016 sono stati anche recuperati dalla “Proserpina” due ambienti più piccoli adibiti a sala multimediale ed allo studio. L’ingresso fa subito entrare in contatto con il poeta. Di fronte si trovano due vetrinette. In quella a destra si trova la raccolta delle poesie di Neruda, tradotte dallo stesso Quasimodo. In basso la traduzione dell’ultimo discorso di Martin Luther King. Nella vetrinetta di sinistra una raccolta di traduzioni da Shakespeare, dal Vangelo di S. Giovanni, dall’Odissea di Omero.

La lapide, oggi nella stanza di ingresso, si trovava originariamente apposta sulla facciata di Casa Quasimodo, e fu scoperta nel 1962 quando il poeta venne in visita alla sua casa natale. Fu successivamente rimossa nel 1996 perché nel testo si leggeva “Premio Nobel per la Poesia” invece che “per la Letteratura” e sostituita con quella attuale. Appena più in là la stanzetta dove si possono guardare vari video tra cui l’originale ripresa della cerimonia della consegna del Nobel a Stoccolma il 13 dicembre del ’59, proveniente dalle teche della Rai. E’ la migliore introduzione per lo studio, i cui due balconi aprono e proiettano sula città storica con un balcone dal quale lo stesso poeta si affacciò al tempo della prima visita alla sua casa nel 1962, così come testimoniano le preziose documentazioni fotografiche in esposizione.

Nello studio, che si trovava originariamente nella casa di Milano, si trovano i mobili acquisiti dall’Assessorato regionale alla Cultura nei primi anni ’90. Tra gli oggetti più interessanti ci sono la macchina da scrivere, una stilografica, un libro contenente una raccolta di lettere d’amore che aveva dedicato a Maria Cumani, una foto che la ritrae con il loro figlio, un ritratto. Nello studio si trova anche una parte della biblioteca personale del poeta comprendente alcune prime edizioni dei suoi lavori. Due le acquisizioni più recenti. Una ponderosa ed elegante edizione dell’Iliade, con i canti scelti e tradotti dal poeta, che la vergò appena due settimane prima della sua morte. In questo ambiente si possono ammirare poi i preziosi 27 acquarelli opera del Nobel realizzati dal poeta nei primi anni ‘50 grazie anche alla sua vena artistica. Si tratta di copie originali donate dal figlio Alessandro mentre gli originali sono depositati presso una banca in Germania. Ogni acquarello richiama versi delle poesie quasimodiane amò di commento del disegno.

La visita si conclude nella stanza da letto della famiglia Quasimodo. Tutti i mobili di fine ‘800 sono originali tranne l’armadio. In un angolo si vede un ritratto della Madonna ed un inginocchiatoio, che a quel tempo era usato per pregare durante il giorno. E’ una stanza raccolta, con pavimento in pece, tipica di una famiglia medio borghese. Accanto a questa stanza lo studiolo dove sono tenuti libri, riviste, foto, raccolte letterarie che possono essere consultate dai visitatori.