Le mummie della chiesa di Sant’Anna depositarie di segreti

Le mummie della chiesa di Sant’Anna depositarie di segreti

Due mummie che raccontano un passato ma che conservano ancora tanti segreti. La conferenza su “Le mummie della chiesa di Sant’Anna” organizzata dall’ente liceo Convitto di Modica ha fatto il punto grazie alla presenza di studiosi e ricercatori sullo stato delle ricerche e sui risultati del progetto di studio e valorizzazione dei resti umani conservati nella chiesa del quartiere. All’interno dell’antico convento di Sant’Anna sono custoditi i due corpi mummificati, entrambi appartenenti a soggetti di sesso maschile ed in ottimo stato di conservazione. Le mummie, risalenti alla fine del 18°secolo e inizio del 19°, erano state già oggetto di attenzione da parte degli studiosi e sottoposte ad una accurata ripulitura esterna, oltre che ad indagini di tipo conservativo tramite sofisticate radiologie digitali e moderne Tac, proprio per evidenziarne eventuali ferite e cause del decesso. Entrambe le mummie sono quindi risultate affette da tubercolosi anche se per quella appartenente all’uomo più anziano, sono risultati anche i danni fisici causati da una serie di patologie che lo avevano sicuramente afflitto negli ultimi anni della sua vita. Giovanna Giallongo, archivista del museo di Scicli si è soffermata sullo stato dei vestiti indossati e sulle caratteristiche dell’epoca appartenente ai due uomini mummificati attraverso il cui studio si possono studiare le malattie del passato, oltre ad aprire la possibilità di studiare e analizzare la vita sociale del periodo.

Teresa Floridia, presidente dell’ente Liceo Convitto, ha contestualizzato il contesto della chiesa e parlato dei luoghi dove le due mummie sono state ritrovate alla fine degli anni ’90. L’archeologa Valentina Pensiero ha sottolineato come sia assolutamente necessaria una più adeguata conservazione delle due mummie per poterne garantire una ottimale salvaguardia. Il paleopatologo Luca Ventura, anche lui membro dell’equipe degli studiosi, proveniente dall’ospedale San Salvatore dell’Aquila c ha descritto lo stato di conservazione delle mummie e ha esposto i risultati emersi dalle analisi d’indagine effettuate nel 2016 nel nosocomio di Scicli. A supporto sono state proiettate numerose diapositive che hanno meglio illustrato quanto è stato fatto.