Presentata l’edizione nazionale delle opere di Giorgio La Pira: tutto il lavoro del “Sindaco santo”

Presentata l’edizione nazionale delle opere di Giorgio La Pira: tutto il lavoro del “Sindaco santo”

Accogliamo e pubblichiamo con piacere il contributo di Francesca Rossi, ricercatrice presso l’Università di Firenze, che ha partecipato alla giornata di studio in occasione della presentazione a Firenze dell’edizione nazionale delle opere di Giorgio La Pira.

La Sala della Regina del Palazzo della Camera ha ospitato la presentazione dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giorgio La Pira. Il progetto, promosso e curato dal MiBAC, raccoglie tutti gli scritti del professore pozzallese e fiorentino, «sindaco santo» e «padre costituente». Non è un caso che l’Edizione Nazionale, in cantiere da tempo, arrivi proprio in esito ai primi settant’anni della nostra Carta Costituzionale. L’istituzione di un’apposita Commissione Ministeriale ha consentito tutto questo: nei primissimi mesi del 2019, a valle di un lavoro pluriennale, hanno così finalmente visto la luce i primi tre volumi dell’opera (complessivamente composta da sette volumi), pubblicati dalla Firenze University Press: il primo contenente gli scritti giovanili (a cura di Piero Antonio Carnemolla); il secondo dedicato alla «fondazione romanistica» e relativo agli scritti di storia e di diritto romano (a cura di Patrizia Giunti, professore di Istituzioni di diritto romano presso l’Università degli Studi di Firenze); il terzo dedicato agli scritti costituzionali (a cura di Ugo De Siervo, professore di diritto costituzionale e già Presidente della Corte Costituzionale). I successivi volumi, di prossima pubblicazione, raccoglieranno gli scritti politico-amministrativi (curati da Pierluigi Ballini e Giulio Conticelli), quelli internazionali (a cura di Bruna Bagnato) e, infine, quelli religiosi (a cura di Bruna Bocchini e Augusto D’Angelo). L’evento romano, organizzato in occasione della pubblicazione dei primi tre volumi, ha visto la partecipazione di illustri nomi del panorama giuridico, politico ed ecclesiastico, oltre che dei curatori dei singoli tomi. Le relazioni, coordinate e moderate dalla dott.ssa Diana Toccafondi (presidente della Commissione), si sono aperte con il saluto della dott.ssa Paola Passarelli (Direttore Generale Biblioteche e Istituti culturali, MiBAC), in rappresentanza del ministro Alberto Bonisoli.

Ad esso è seguito l’intervento del prof. Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale e professore di diritto romano, esattamente come La Pira. E proprio il diritto romano è stato infatti oggetto dell’intervento di Casavola: quel diritto romano che – afferma Casavola – è «scienza della giustizia»; quel diritto romano che La Pira con passione aveva insegnato e da cui tanto aveva imparato. Dopo il diritto romano è stata la volta del diritto costituzionale: a prendere la parola, questa volta, è stato il prof. Renato Moro, nipote di Aldo Moro e professore di Storia contemporanea all’Università Roma Tre. Moro, dopo aver con commozione ricordato il rapporto tra La Pira e suo zio (di cui proprio lo scorso 9 maggio si è celebrato il quarantesimo anniversario della morte), ha sottolineato la «straordinaria complessità» di La Pira. «Una complessità che però era coerenza nei valori»: quei valori che lo hanno guidato per tutta la vita, ne hanno segnato l’umanità e hanno contribuito a rendere «umana» anche la nostra Costituzione. Accanto alle personalità del mondo giuridico e accademico non poteva poi mancare un rappresentante del mondo spirituale, a cui La Pira sempre orientò la propria missione. Nella Sala di Montecitorio ha fatto così ingresso il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, S. E. il Cardinale Gualtiero Bassetti, che ha confessato di essersi, – «nel mio piccolo» afferma il Cardinale – più volte ispirato a Giorgio La Pira. Un uomo che, pur non divenendo mai clericale, tanto seppe dare alla religione. Una figura di cui – ha concluso Bassetti – «c’è oggi ancor più bisogno che allora».

A sottolineare la modernità di La Pira è stato anche l’ex ministro Graziano Delrio, che ha contributo alla realizzazione dell’evento. Invitato a prendere la parola, ha affermato: «un personaggio al quale dobbiamo molto» e al quale la politica, oggi come allora, «dovrebbe ispirarsi». Concluse le relazioni, sono infine intervenuti i curatori dei rispettivi volumi. Il prof. De Siervo ha anzitutto richiamato il ruolo di La Pira nella stesura della Carta Costituzionale, soprattutto per la parte relativa ai diritti, definendolo «uno dei fondatori del patto costituente». Dal piano pubblico De Siervo è poi passato al piano personale, ricordando «il La Pira professore», di cui lui stesso fu allievo. Un professore severo – esclama De Siervo – ma «mai autocelebrativo»; aspetto, quest’ultimo, tanto raro quanto apprezzabile. Neppure la prof.ssa Giunti (che oggi ricopre a Firenze quella stessa cattedra di Istituzioni di diritto romano su cui un tempo sedeva La Pira) si è limitata a parlare di diritto romano, soffermandosi anche sull’aspetto umano e politico: l’amore per Firenze; l’attenzione allo sviluppo economico della sua città; quella tendenza a «fare i conti», che gli derivava dal suo passato di ragioniere, mai rinnegato, che gli consentì di salvare tanti posti di lavoro in occasione della crisi della Pignone. Ma anche da sindaco – ricorda Giunti con un sorriso – La Pira mai dimenticava il «suo» diritto romano, dal quale anzi traeva la forza delle proprie scelte, persino quelle più difficili. Come quando nel 1955, per motivare l’ordinanza di requisizione dello stabilimento della Fonderia Officine delle Cure, non esitò ad affidarsi all’opinione del giurista latino Gaio. Anche in questo si coglie la straordinaria complessità e l’eccezionale sensibilità della figura di Giorgio La Pira: una sensibilità che lo ha reso protagonista del passato, ma anche testimone del nostro futuro.

Francesca Rossi, ricercatrice presso l’Università di Firenze