I delitti del bel farmacista nella Sicilia patriarcale dell’800, tra vendetta e morte secondo Camilleri

I delitti del bel farmacista nella Sicilia patriarcale dell’800, tra vendetta e morte secondo Camilleri

Una Sicilia patriarcale, legata alla terra, alla “roba”, con una aristocrazia che deve conservare i suoi privilegi. Un farmacista, arrivato nella Vigata del 1880, rimette tutto in discussione, cerca il suo riscatto sociale ma alla fine paga per i suoi delitti con la morte. “La stagione della caccia” non delude e soprattutto esalta ancora una volta il senso narrativo di Andrea Camilleri, al cui racconto attinge a piene mani l’anglo-siculo Roan Johnson. Fofò La Matina, giovane farmacista tenebroso, arriva nella piazza di Vigata, nella magnifica ricostruzione della Loggia del Sinatra di S. Maria Maggiore ad Ispica, che farà da sfondo a tutto il racconto, e da qui comincia la sua silenziosa ma scientifica vendetta. Una storia di riscatto perché il farmacista nell’ottima interpretazione di Francesco Scianna, ha un piano preciso e comincia ad attuarlo liquidando capostipite e discendenti dei Peluso di Torre Venerina, famiglia aristocratica, proprietari terrieri e vittime inconsapevoli della loro stessa condizione sociale. Camilleri sembra tradire un debito con il Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga anche se il suo racconto ha una tragicità diversa. E’ fatta di vendetta e di morte che alla fine estinguerà di fatto tutta la famiglia Peluso per consentire al farmacista di sposare quella ragazzina che ammirava da garzone sul balcone del palazzo nobiliare e che al tempo sembrava irraggiungibile.

Nell’intreccio Camilleri, che a ragione parla di romanzo storico e non poliziesco, inserisce i tanti motivi che hanno reso la storia siciliana complicata ed unica. Un’aristocrazia che ama riprodursi al suo interno e non si apre e che ha bisogno del “figlio masculu” per darsi una continuità, il mito della terra e comunque di quella “roba”, fatta di palazzi e possedimenti, che alla fine sono la vera essenza della vita. Fofò La Matina scardina un ordine consolidato, sconvolge la vita di Vigata, e raggiunge il suo obiettivo ma, come accade nella migliore narrativa di Camilleri, il protagonista mostra il suo volto umano, la sua compassione, il suo turbamento e confessa i suoi delitti pur non dovendolo. E’ il riscatto del vinto che paga, tuttavia, con la fucilazione.