Il dottor Pasquano ricordato con il rito del cannolo da Montalbano tra nostalgia, tristezza e folklore

Il dottor Pasquano ricordato con il rito del cannolo da Montalbano tra nostalgia, tristezza e folklore

Un cannolo per il dottor Pasquano. Salvo Montalbano e la sua “squadra” salutano così, quasi in modo irriverente, il medico legale che ha accompagnato le inchieste del commissario. Il cannolo, degustato in silenzio e quasi con le lacrime agli occhi, è consumato subito dopo il funerale, e racconta quell’uomo amante della vita e del buon cibo. Gli autori di Montalbano rendono così omaggio alla figura dell’attore Marcello Perracchio, che tanto ha contribuito al successo della serie e che chiude così la sua vicenda televisiva, dopo quella terrena. Il tutto inserito in un episodio complesso, al primo impatto tortuoso e quasi incomprensibile, ma che poi si dipana facendo apparire verità nascoste nel tempo, segreti, amori, gelosie e vendette consumate a freddo. “Un diario del 43’” è tutto questo nel racconto della vicenda di Giovanni Zuccotti, arrivato dall’America, spinto dal segreto istinto di vendicare la morte violenta dei suoi genitori. Montalbano si trova invischiato in un caso, come quello del ritrovamento di un diario di guerra, apparentemente innocuo, ma poi sorprendentemente legato all’omicidio di un anziano imprenditore. Camilleri è all’altezza della sua fama nell’intrecciare il racconto e a far perdere il lettore nella sua trama, la regia di Alberto Sironi coglie tutta la drammaticità del caso, le sue sfaccettature più intime, gli intrecci sottostanti.

Ci sono crisi di identità dal sapore pirandelliano, c’è il senso dell’espiazione nell’autore della strage di alcuni americani che si fa prete e risponde con l’amore per il prossimo alla sua violenza giovanile. Montalbano commette alla fine un errore fatale, forse voluto. Asseconda la richiesta dell’omicida Giovanni Zuccotti, reo confesso, di assistere per l’ultima volta alla festa di S. Giorgio, la cui “ballariata” invade le strade di Ibla. Una festa di vita, di vitalità, di gioia. Quella che non sarà per l’omicida che si fa suicida, che nega la vita e si consegna ad una giustizia che non sarà quella del commissario e di cui Camilleri tace lasciando allo spettatore l’ultimo giudizio.