Modica ha celebrato Franco Libero Belgiorno, personaggio multiforme

Giornalista, studioso e ricercatore di arte e storia patria: Franco Libero Belgiorno, cui è stato a suo tempo intitolato il museo civico, è stato una personalità multiforme che dagli inizi degli anni 50’ ha contribuito a valorizzare, far conoscere e descrivere eventi, fatti e storia della città. Un intellettuale cui l’amministrazione comunale ha voluto dedicare un convegno tenutosi al Palazzo della Cultura proprio per recuperare la memoria di Belgiorno. Un intellettuale non avulso dalla realtà e chiuso nel suo mondo ma divulgatore e dal linguaggio facile. Fu tra i promotori del primo giornale in città, «Il Mattino di Modica», sui cui fogli affrontò varie tematiche per i tempi ancora inesplorate quali la questione femminile, recensioni di teatro di cinema di libri appena pubblicati, argomenti di arte varia.

Sul versante della pubblicistica si è soffermato il giornalista Giuseppe Calabrese illustrando con una documentazione puntuale l’intero curricula di un personaggio che s’impegnava per i giornali anglo americani del dopoguerra, per passare al Popolo di Roma, alla Gazzetta, al Messaggero, alla Voce di Ragusa per finire al Mattino di Modica giornale di grande attenzione per i temi dello sviluppo socio economico della città. Riflessioni a parte quando fu nominato direttore dell’aeroporto di Comiso e poi candidato per quello di Roma e di Pisa ai quali rinunciò per non allontanarsi dalla propria città.

Nel 1955 pubblicò forse il testo per il quale da sempre Franco Libero. Belgiorno è maggiormente ricordato: «Modica e le sue chiese dalle origini del cristianesimo ad oggi». Lo storico dell’arte Paolo Nifosì ha confermato che si tratta di un’opera importante in quanto fa un’analisi dell’architettura ecclesiale della città con un metodo singolare: da un lato la descrizione deal chiesa pubblicata in corsivo e dall’altra con carattere diverso la storia del monumento. Il valore dell’opera è che ancora oggi le cose scritte da. Belgiorno sono le sole cose scritte: c’è stata una disattenzione per tutta l’architettura dell’ottocento che a Modica è dominante. La pubblicazione poi fa un’incursione dettagliata con la descrizione delle chiese minori che rimane una guida attuale e attenta per chi vuole intraprendere un’indagine in questa direzione.

A Belgiorno si deve anche la «scoperta» ufficiale delle origini modicane di Salvatore Quasimodo quando nel 1961 rintracciò il certificato di nascita del Nobel per la Letteratura negli archivi dell’anagrafe. Al convegno hanno portato i loro contributi anche lo storico Giuseppe Barone e la docente Lucia Trombatore. Marcello Sarta ha poi letto alcuni brani tratti da «La Casa Rossa di Portomarranco» accompagnato al pianoforte da Andrea Cannata. Esposte in sala anche quattro grafiche di Giusy Tuè ispirate al romanzo. Alla fine i figli Giorgia e Donatello Belgiorno hanno avuto modo di ringraziare il pubblico rendendolo partecipe di alcune testimonianze del loro rapporto con il padre.