Anche il cuore ha il suo “cervello”: nuovi studi lo svelano

Corriere di Ragusa Nazionale

Anche il cuore ha il suo “cervello”: nuovi studi lo svelano

“Ego cogito, ergo sum, sive existo”, risale al XVII secolo questa celebre frase del filosofo e matematico Cartesio, con la quale afferma con certezza assoluta l’esistenza di un essere umano in quanto soggetto pensante. “Io penso, dunque sono, ossia esisto” è la traduzione della famosa affermazione basata sul concetto che mente e corpo siano separati, cioè che la fisicità del corpo possa esistere separata dal ragionamento e dal giudizio morale della mente. Oggi, la moderna Neurologia mette in dubbio l’affermazione cartesiana, spingendosi a definirla “Errore di Cartesio”, in quanto mente e corpo non sono entità distinte (Dualismo Cartesiano), ma pensiero e ragionamento sono strettamente collegati alla fisicità materiale del corpo, con le emozioni e i vissuti che influiscono sulla sua fisiologia. Questi sono alcuni degli argomenti trattati dal Prof. Massimo Fioranelli, durante il suo intervento al recente Symposium sulla Medicina dei Sistemi, tenutosi presso l’Università degli Studi di Milano e promosso da Guna, azienda farmaceutica milanese specializzata nella produzione di medicinali a basso dosaggio. Il Prof. Fioranelli ha illustrato come le neurotrofine, proteine essenziali per il funzionamento del corpo umano, non siano prodotte solo dal Sistema Nervoso Centrale, ma anche da neuroni presenti in molti altri organi e tessuti, incluso il cuore, e su di questi, come sul Snc, siano in grado di esercitare la propria azione.

La ricerca scientifica ha rivelato che il cuore possiede un nucleo di neuroni compreso tra i 50.000 e i 70.000, con funzionalità finora inaspettate, un vero e proprio “cervello del cuore” posizionato tra l’aorta e l’arteria polmonare, che interagisce sia con il cervello “primario” sia con i “cervelli” di tutto il corpo. Partendo da queste importanti scoperte, ci si è concentrati in particolare sul ruolo del BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor), un’importante neurotrofina isolata per la prima volta nel 1982 a Monaco di Baviera, alla quale sono ascritte numerose funzioni: dalla sopravvivenza neuronale alla plasticità sinaptica, dalla sinaptogenesi alla crescita e differenziazione neuronale. È da ciò evidente e conseguente il suo possibile ruolo nel trattamento di molte malattie nervose e neurodegenerative. Ma le evidenze circa la presenza di neuroni anche a livello cardiaco ha aperto la strada a nuovi filoni di ricerca sull’utilizzo di BDNF in ambito cardiologico. È il caso del lavoro pubblicato recentemente su Minerva Cardiology and Angiology in cui il Gruppo del Prof. Fioranelli ha descritto gli effetti positivi esercitati dalla somministrazione di BDNF low dose in un gruppo di pazienti affetti da Fibrillazione Atriale Parossistica, una forma di aritmia benigna, seppur molto frequente, senza danni strutturali. “Gli studi sul BDNF hanno fatto emergere come questa neurotrofina possa aiutare il cuore e le sue cellule a “ringiovanire” grazie al suo effetto trofico e rigenerativo”, dichiara il Prof. Massimo Fioranelli, Specialista in Cardiologia, Professore Associato di Fisiologia dell’Università Guglielmo Marconi di Roma.

Il professor Fioranelli ha fornito al Simposio un intervento illuminante, imperniato su una visione integrata tipica della Medicina dei Sistemi, ribadendo che ogni parte dell’organismo umano (dai Sistemi e Apparati agli organi e tessuti, fino ad ogni singola cellula) è parte di un sistema complesso, in cui tutto è interconnesso e interagente. È alla luce di queste considerazioni che una molecola come Bdnf può giocare un ruolo chiave non solo nel miglioramento delle condizioni cardiache, ma anche nell’integrazione delle funzioni del cuore con gli altri organi all’interno del sistema complesso rappresentato dall’organismo. “Grazie al contributo del Prof. Fioranelli abbiamo avuto un’ulteriore conferma di come il corpo umano sia una struttura unitaria in cui tutte le singole componenti lavorano in sinergia per il mantenimento della condizione di salute e benessere. Questi nuovi risultati scientifici rappresenteranno un grande supporto nello sviluppo della Medicina dei Sistemi”, afferma Alessandro Pizzoccaro, Presidente e fondatore di Guna.

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