Terremoto nella sanità siciliana: ai domiciliari il primario di cardiologia del Giovanni Paolo II di Ragusa Antonino Nicosia. 9 gli arresti totali

Corriere di Ragusa Cronaca

Terremoto nella sanità siciliana: ai domiciliari il primario di cardiologia del Giovanni Paolo II di Ragusa Antonino Nicosia. 9 gli arresti totali

RAGUSA – C’è anche il primario di cardiologia del Giovanni Paolo II di Ragusa, il dottor Antonino Nicosia (nella foto), tra i destinatari delle 9 misure cautelari emesse dal giudice per indagini preliminari del tribunale di Catania ed eseguite dalla guardia di finanza etnea nelle province di Catania, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Perugia, col supporto dei comandi provinciali del Corpo. Nicosia è tra gli indagati accusati in concorso di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Nicosia si trova ai domiciliari. E’ ritenuto uno dei luminari del suo settore anche per le innovazioni che ha portato nell’ambito in cui opera. La notizia ha destato parecchio scalpore in città e nel resto della provincia dove il dottor Nicosia, originario di Chiaramonte, è molto conosciuto per la sua attività professionale.

LA NOTA DELL’ASP DI RAGUSA
“Si apprende a mezzo stampa della complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, che ha portato all’emissione di una misura cautelare nei confronti del dott. Antonino Nicosia, attuale Direttore della Uoc di Cardiologia dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa. Confidando che il dott. Nicosia possa prontamente dimostrare la propria estraneità rispetto ai fatti contestati ed esprimendo, al contempo, piena fiducia nell’operato della magistratura, si comunica che questa Direzione assumerà tutte le decisioni consequenziali e necessarie per garantire la continuità assistenziale di un reparto d’eccellenza come quello della Cardiologia di questa Azienda”. Lo scrive in una nota la Direzione strategica dell’Asp di Ragusa.

CHI SONO TUTTE LE PERSONE ARRESTATE NELL’INCHIESTA E DI COSA SONO ACCUSATE
Ai domiciliari ci sono 4 professori, rispettivamente direttori di unità complesse o dipartimenti di cardiologia presso i Policlinici universitari di Catania (Corrado Tamburino) e Messina (Antonio Micari) e i poli ospedalieri di Siracusa (Marco Contrarini) e Ragusa (Antonino Nicosia), membri di un Comitato medico-scientifico del progetto SCA “Sicilian Cardiovasculary Academy” che si occuperebbe dello sviluppo di formazione nella specializzazione di competenza. I medici, secondo l’accusa, “sfruttando la propria posizione di vertice del rispettivo reparto, avrebbero intrattenuto rapporti con i rappresentanti delle società di distribuzione al fine di negoziare le cifre da erogare in occasione degli eventi organizzati dal comitato scientifico. Ciò sebbene la normativa di settore imporrebbe un completo distacco tra i membri di detto Comitato e i soggetti che si occupano di produzione e distribuzione di prodotti sanitari”.

Ai domiciliari anche gli imprenditori Rosa Vitale, Caterina Maugeri e Giancarlo Antonino Girlando delle 3 società catanesi, rispettivamente, Presifarm s.r.l., Archigen s.r.l. e Cardiovascular s.r.l., nonché il referente di una di queste ultime, Francesco Dottorini. Le società si occupano del settore della produzione di valvole aortiche, endoprotesi coronariche e vascolari. Rosa Vitale, Caterina Maugeri e Giancarlo Antonino Girlando sarebbero apparsi, secondo gli inquirenti, “perfettamente a conoscenza del sistema corruttivo, facendone parte in maniera attiva, così contribuendo alla sua alimentazione”.

LE IPOTESI DI REATO CONTESTATE
Gli inquirenti parlando di “un contesto nel quale i predetti avrebbero mantenuto contatti con i dirigenti sanitari in occasione dell’organizzazione di eventi, valutando le richieste economiche pervenute e gli importi da elargire e ponendo tali valutazioni in correlazione con l’entità di propri dispositivi da impiantare. Anche Francesco Dottorini, “sebbene avesse più volte criticato il sistema dei finanziamenti, ne avrebbe fatto pienamente parte – sostengono gli investigatori – spiegando peraltro ad altri come eludere il controllo dei legal, i quali non avrebbero accordato ulteriori somme, oltre a quelle già promesse, a titolo di sponsorizzazione di detti eventi formativi”. Dottorini avrebbe “prospettato al proprio distributore per la provincia etnea la fatturazione di Stent in omaggio che, una volta venduti da quest’ultimo, avrebbero consentito di recuperare la somma da integrare a quella originariamente promessa per l’evento formativo”. Il commerciante avrebbe inoltre “discusso in maniera esplicita con il medesimo interlocutore dei contributi da erogare e del conseguente necessario incremento del numero di valvole che i presidi ospedalieri avrebbero dovuto acquistare, lamentandosi per il numero di prodotti impiantati l’anno precedente e aspettandosi un incremento a fronte dei contributi erogati”.

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