Istat: la Sicilia è la regione italiana dove si registra l’inflazione più “cara”

Corriere di Ragusa Sicilia

Istat: la Sicilia è la regione italiana dove si registra l’inflazione più “cara”

La Sicilia è la regione italiana dove si registra l’inflazione più “cara” del Paese. E’ quanto emerge dall’ultimo report dell’Istat che colloca Catania e Palermo ai primi due posti della classifica per il caro inflazione. crescita dei prezzi al consumo relativi ai singoli capoluoghi di provincia, l’inflazione più alta continua a essere registrata a Catania. Secondo l’Istat, ai piedi dell’Etna l’inflazione tocca l’esorbitante dato del +14,7%. Si tratta di una conferma per il capoluogo etneo, che già in occasione delle rilevazioni effettuate nei mesi scorsi dall’istituto nazionale di statistica era al primo posto.

Nessuna sorpresa nemmeno per quanto concerne le altre 2 posizioni che vanno a completare il podio, occupate anche in questo caso dalle città di Palermo e Messina. Nel dettaglio, il capoluogo siciliano segna un dato di +14,6%, mentre in riva allo Stretto l’aumento del caro vita è pari a +13,9% Anche le altre provincie non scherzano, tra cui Ragusa, e si collocano attorno al 9,7% che fa della Sicilia la capolista dell’inflazione e quindi dell’aumento dei prezzi davanti a Trentino Alto Adige (+9,4%) e Sardegna (+9,1%).

Complessivamente, sono 11 le Regioni italiane nelle quali l’inflazione nel corso dell’anno 2022 risulta essere più alta rispetto alla media nazionale. Per quanto riguarda le spese effettuate dai cittadini nel corso del 2022, l’accelerazione più ampia dei prezzi rispetto all’anno precedente è stata toccata dalle voci di abitazione, acqua, elettricità e combustibili, con un incremento da +7,0% a +35,0%. Immediatamente dopo figurano i trasporti, da +4,9% a +9,7%, condizionati dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici.

In rialzo anche i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, che passano da da +0,6% a +9,1%. Per quanto riguarda le bevande alcoliche e i tabacchi, invece, viene toccato un aumento da +0,4% a +1,3%. Un incremento viene evidenziato anche nella voce relativa all’abbigliamento e le calzature, da +0,5% a +1,9%. I mobili, gli articoli e i servizi per la casa passano da +0,9% a +5,2%.