La “Pausa pranzo” del fotografo Leone sotto gli alberi di carrubo

Corriere di Ragusa Cultura

La “Pausa pranzo” del fotografo Leone sotto gli alberi di carrubo

Pane di casa con olive e cipolla sotto l’albero di carrubo, focaccia e pastieri e poi il più moderno e semplice gelato. I modi di consumare il pranzo sono cambiati nell’arco di 50 anni e l’occhio sempre attento di Giuseppe Leone li fissa nel suo “Pausa Pranzo”. La pubblicazione del fotografo ragusano racconta una società che cambia, rurale, aristocratica, borghese e nella pausa del mezzogiorno si evidenzia la sua mutazione antropologica. Scrive Concetto Federica Siciliano nella prefazione all’originale volume, edito da Plumelia Edizioni. “Tra le fronde dei carrubi e le viti rigogliose di grappoli d’uva la Sicilia diviene terra e teatro di convivio, dove l’uomo trova ristoro e armonia con l’ambiente, in un equilibrio continuo di scambio e condivisione. Giuseppe Leone grazie alla fotografia racconta cangianti scenari di incontro, dove il cibo pone la base di osservazione per entrare nel variegato mondo dove ci muoviamo e interagiamo. Nell’arco di tempo dal 1958 al 2022 è stato raccolto un lavoro significativo che ci restituisce uno schermo reale del cambiamento sociale in atto e della radice da preservare. Sono fotografie che rivelano la Pausa Pranzo come un tema universale e ci conducono all’interno di masserie e frantoi, nelle strade, nei saloni imbanditi a festa, tra gli scrittori come Sciascia Bufalino Consolo che discutono a tavola, al punto da far pensare: “Chissà cosa si saranno detti? Di che cosa parleranno?”. Leone è bravo a cogliere attimi fuggenti ma molto significativi e restituisce alla memoria paesaggi, angoli, situazioni, uomini e donne spesso anonimi che fanno parte del nostro vissuto. Dice lo stesso autore: “Tutto prende spunto dal gioco della memoria, dall’osservazione della società, in particolare durante quell’abitudine antica quanto il mondo del conviviale: durante i matrimoni, nelle strade, il desinare nei campi durante il ristoro dal lavoro della raccolta delle olive o nelle cene raffinate tra intellettuali e amici. Il cibo diviene con la sua simbologia il cardine della narrazione sulla ritualità radicata nella tavola sulle relazioni familiari ma più universalmente umane”. Sfogliando le pagine del volume sembra sentire l’odore e assaporare il gusto delle pietanze ritratte, della ricotta calda, dei formaggi o dai sughi di piatti con carne o pesce. Pranzi condivisi con gli animali domestici nelle case dei pastori. E ancora i pezzi di pane e “tumazzo” modicano addentati, con voluttà e accompagnati da un bicchiere di vino rigorosamente rosso, dai braccianti agricoli durante un momento di relax sotto grandi alberi o gli spuntini consumati in riva al mare dalle famiglie al completo tra un bagno e un altro”. Il libro è un grande affresco ma anche un momento di condivisione che Giuseppe Leone restituisce e di cui bisogna dargli pieno merito.